IOR: identificato un approccio terapeutico innovativo per la cura del cancro alla prostata

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Istituto oncologico di ricerca

7 maggio 2024

Gli scienziati dell’Istituto Oncologico di Ricerca (IOR, affiliato all'USI e membro di Bios+) in collaborazione conl’Istituto Veneto di Medicina Molecolare (VIMM) e l’Università degli Studi di Padova hanno fatto una significativa scoperta identificando un nuovo approccio terapeutico per la cura del cancro alla prostata. Lo studio è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Cancer Cell.

Contesto

Il cancro alla prostata è il tumore più comune tra gli uomini. Sebbene approcci come la prostatectomia radicale, la chemioterapia e la radioterapia siano spesso efficaci inizialmente, può successivamente insorgere resistenza alla terapia. Nonostante l’attiva ricerca sul cancro alla prostata, i meccanismi sottostanti la resistenza alla terapia sono tutt’ora poco compresi. Buona parte dei trattamenti attualmente utilizzati in clinica inizialmente induce un arresto irreversibile della crescita cellulare, noto come senescenza cellulare.

Si inserisce in questo contesto lo studio di un gruppo di scienziati dell’Istituto Oncologico di Ricerca (IOR) in collaborazione con l’Istituto Veneto di Medicina Molecolare (VIMM) e l’Università degli Studi di Padova, che ha identificato un approccio innovativo per trattare il cancro alla prostata che coinvolge la senescenza cellulare ed un sottoinsieme di cellule del sistema immunitario antitumorale note come cellule Natural Killer (NK).

La scoperta

La senescenza cellulare può inizialmente arrestare la proliferazione delle cellule tumorali, tuttavia in specifiche circostanze, può promuovere la resistenza alla terapia e facilitare la diffusione metastatica.

I ricercatori del gruppo di Oncologia Molecolare, guidati dal Prof. Andrea Alimonti, Principal Investigator dello IOR e del VIMM, e dalla Prof.ssa Monica Montopoli, Associate Investigator del VIMM, sono difatti partiti da questa idea per sviluppare un nuovo approccio per trattare il cancro alla prostata.

"L'effetto combinato di questa classe di farmaci con Docetaxel è rivoluzionario. Abbiamo identificato un deficit metabolico nella via di produzione dell’acido retinoico nel cancro alla prostata. La combinazione di questi agonisti con Docetaxel ha un effetto sinergico nell’inibizione della proliferazione tumorale" spiegano i primi autori dello studio Manuel Colucci, ricercatore presso lo IOR, e Silvia Bressan e Federico Gianfanti, anch’essi ricercatori dello IOR e precedentemente studenti di dottorato presso il VIMM e l’Università di Padova. "Inoltre, i nostri studi hanno approfondito gli effetti della combinazione di Adapalene, un agonista dei recettori dell’acido retinoico di terza generazione, con Docetaxel sul coinvolgimento del sistema immunitario nel combattere il tumore, dimostrando che questa specifica combinazione non solo potenzia l'effetto antitumorale di ciascun farmaco, ma attiva anche una risposta immunitaria antitumorale mediata dalle cellule NK”, aggiunge Sara Zumerle, ricercatrice del VIMM e  dell’Università di Padova e vincitrice di una borsa di ricerca della Fondazione Veronesi, altro primo autore dello studio.

 

Prospettive

Attraverso un ampio screening condotto a cavallo tra la chimica e la genomica (chemogenomico) condotto su circa 90’000 composti, i ricercatori hanno identificato gli agonisti dei recettori dell’acido retinoico come una potente classe di composti in grado di indurre senescenza, e quindi capace di arrestare la proliferazione cellulare del tumore alla prostata. La loro combinazione con Docetaxel è in grado di potenziare l'effetto antitumorale dei singoli composti. In aggiunta a questo i ricercatori hanno potuto verificare che la combinazione Adapalene-Docetaxel blocca il fenomeno di resistenza terapeutica, impedisce la formazione di metastasi, e alcontempo attiva una potente risposta immunitaria antitumorale.

"La nostra scoperta apre la strada a strategie innovative in grado di potenziare le terapie esistenti", spiega il Prof. Alimonti. "Questa combinazione potrebbe favorire una maggiore migrazione delle cellule NK anche in altri tipi di tumori, migliorando ulteriormente la loro attività antitumorale”.

Un progetto di follow-up derivante da queste scoperte è già in corso in collaborazione con IBSA Institut Biochimique SA circa lo studio di questi processi in altre condizioni fisiopatologiche.

Allo IOR il progetto è stato realizzato grazie ai fondi di Swiss Cancer League e del Fondo Nazionale Svizzero (SNSF).

Lo studio : “Retinoic acid receptor activation reprograms senescence response and enhances anti-tumor activity of natural killer cells”