20 anni del Centro di Senologia della Svizzera Italiana

© StockerThings
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Servizio comunicazione istituzionale

27 marzo 2025

In occasione dei 20 anni del Centro di Senologia della Svizzera Italiana, la Prof.ssa Maria Luisa Gasparri, Professoressa titolare presso la Facoltà di scienze biomediche dell'Università della Svizzera italiana (USI), ginecologa e senologa presso il Centro di Senologia e ambasciatrice in Svizzera per EUBREAST, è stata ospite della trasmissione radiofonica "La consulenza" (Rete Uno - RSI) per parlare di alcune novità sul tumore al seno e del lavoro svolto presso il Centro.

La Professoressa Maria Luisa Gasparri è molto attiva quale ginecologa, chirurga senologa e responsabile del board della Ricerca sul tumore al seno all'interno del Centro di Senologia della Svizzera Italiana, il quale, nel corso degli ultimi anni, si è evoluto e ha introdotto molti cambiamenti, così da poter migliorare ulteriormente la qualità delle prestazioni offerte ai propri pazienti. Seppure aumentano i casi di tumore della mammella, la Professoressa sottolinea che  "la riduzione di mortalità dei tumori alla mammella che si è osservata negli ultimi anni testimonia i progressi ottenuti nella lotta contro questa malattia. Questi risultati sono stati ottenuti grazie all'ampliamento dei programmi di screening, ma anche all'innovazione costante nelle terapie, le quali, purtroppo, non sono disponibili equamente a livello mondiale, ed è per questo che i tassi di mortalità cambiano da nazione a nazione, con dati ancora insoddisfacenti nei Paesi in via di sviluppo" ha spiegato la Professoressa Gasparri, ricordando che le percentuali di guarigione dipendono anche dal centro di cura cui uno si affida,

Secondo i dati epidemiologici relativi all'Unione europea, al termine del 2025 i tassi di mortalità per tumore della mammella diminuiranno per tutte le fasce d'età, ad eccezione delle pazienti ultraottantenni, per le quali si prevede un aumento del 7% rispetto ai dati registrati tra il 2015 e il 2019. "Le ragioni di questo aumento - ha commentato la Professoressa Gasparri - possono essere molteplici: da un lato l'aumento della durata di vita media, dall'altro il fatto che, purtroppo, le campagne di screening sono rivolte alla popolazione solo entro a una determinata fascia di età (nel nostro Cantone fino 69 anni); inoltre  in alcuni casi non vi è la possibilità di massimizzare il trattamento nelle pazienti più anziane a causa di comorbità o fragilità".

Ripensando all'evoluzione del Centro di Senologia della SvizzeraItaliana (CSSI) negli ultimi anni, la Professoressa dell'USI riconosce i notevoli progressi apportati: "Abbiamo fatto molti passi avanti nel campo della ricerca, ispirati dalla ormai consolidata  nozione, derivata da numerosi studi clinici, che nei centri dove si fa ricerca si cura meglio. Alla fine del 2023 abbiamo infatti fondato presso il nostro Centro un comitato di ricerca scientifica multidisciplinare, che io coordino, e che permette ai pazienti di avere accesso a un percorso di cure all'avanguardia e a trattamenti che generalmente sono disponibili unicamente in centri di ricerca d'eccellenza". Come illustrato dalla Professoressa Gasparri, questo approccio permette ai pazienti, previa valutazione e approvazione da parte di un comitato formato da esperti, di ricevere trattamenti sperimentali, ai quali il resto della popolazione avrà accesso, probabilmente, nei mesi o negli anni successivi. 

Ma come funziona nel concreto la ricerca presso il Centro di Senologia? Per aiutare gli ascoltatori a comprendere il lavoro svolto, la Professoressa Gasparri ha riportato un esempio concreto: "Quando un ricercatore o gruppo di ricercatori, sulla base dei risultati al momento disponibili, ritiene che per alcune pazienti potrebbe essere vantaggioso sottoporsi a un determinato tipo di tecnica chirurgica piuttosto che a un'altra, produce un rigoroso protocollo scientifico che commissioni preposte, quali ad esempio il Comitato etico, devono esaminare e approvare. Dopo che tutti i criteri di adeguatezza sono soddisfatti, le pazienti che corrispondono ai criteri necessari per lo studio, possono avvalersi di questo trattamento sperimentale. Dopo aver accuratamente ricevuto informazioni su limiti e potenziali benefici del trattamento convenzionale e di quello sperimentale, la paziente decide se aderire o meno”.

La promozione o la partecipazione a studi di ricerca rappresenta un riconoscimento di qualità per un centro, in quanto  come illustrato dalla Professoressa dell'USI: "un centro che svolge regolare attività di ricerca necessita di requisiti essenziali, tra cui un personale medico altamente specializzato, qualificato e aggiornato, inoltre, le infrastrutture e i processi di cura devono essere costantemente sottoposti a  verifiche di qualità, sia interne, sia esterne”. 

Parlando di trattamenti innovativi, la Professoressa Gasparri ha menzionato  i risultati da lei presentati a uno dei piu importanti Congressi mondiali di senologia (Saint Gallen Breast Cancer Conference) riguardanti un nuovo metodo di marcatura con radar. Questa tecnica può sostituire il filo metallico comunemente usato nei casi in cui è necessario localizzare un tumore mammario non palpabile o un linfonodo, offrendo non solo vantaggi tecnici ma anche un minore disagio alle pazienti. I dati derivano da un recente studio da lei pubblicato insieme con il gruppo di ricercatori dell’EUBREAST a cui hanno partecipato anche pazienti trattate al CSSI, che attualmente è l’unico centro in Ticino a offrire questa tecnica, presente in pochi altri centri svizzeri.

La comunità scientifica sta lavorando molto non solo nel campo della cura, ma anche in campo di prevenzione primaria e secondaria. Ad oggi, sappiamo che alcune buone norme (attività fisica, dieta, ridurre l'esposizione a radiazioni ionizzanti, evitare terapie ormonali sostitutive per lunghi periodi) possono ridurre di oltre il 50% il rischio di sviluppare un tumore mammario.

La Professoressa Gasparri e il suo team si stanno impegnando nel cercare nuovi marcatori di malattia, come quelli immunitari e infiammatori, e per valutare come fattori modificabili, quali la dieta, possano influire su di essi "Stiamo per esempio lavorando in collaborazione con il laboratorio di immunoterapia dei tumori dell'Istituto di oncologia di ricerca (IOR) di Bellinzona per capire come il microbiota, ovvero l'insieme di tutti i microrganismi come batteri, funghi, protozoi, che convivono con il nostro organismo senza danneggiarlo, abbia un impatto nell'insorgenza e/o nella prognosi del tumore al seno. Il microbiota di ogni individuo è esclusivo, si tratta di una vera e propria impronta biologica, capace di contraddistinguerci gli uni dagli altri. Il microbiota, sul quale si sa che la dieta ha un significativo impatto, agisce come una vera e propria barriera contro gli agenti, stimola e aggiorna costantemente la risposta immunitaria per far sì che tolleri la presenza dei microrganismi, riconoscendoli come degli alleati. Il 70% delle cellule immunitarie si trova proprio nel microbiota intestinale. Siccome ormai sappiamo che il sistema immunitario gioca un ruolo fondamentale nell’insorgenza del tumore, includere nella ricerca di nuovi fattori di rischio e marcatori precoci la correlazione tra microbiota e sistema immunitario è assolutamente prioritario. Alcuni dati sulla dieta li conoscevamo già, ad esempio il fatto che fosse consigliato evitare i grassi animali, in quanto hanno un impatto sull'insorgenza dei tumori, e prediligere il consumo di verdure. Le informazioni sul microbiota sono qualcosa in più, ovvero come si traduce la dieta dal profilo di ogni singolo individuo e, indirettamente, che effetto ha questo sul sistema immunitario".

Quando si parla di tumore al seno circolano ancora, purtroppo, molti falsi miti, diffusi anche a causa di internet. La Professoressa Gasparri ha provato a fare un po'di chiarezza: "Se si inseriscono su internet alcune parole chiave legate alla mammografia escono le cose più  curiose, alcuni siti la demonizzano addirittura. Un falso mito riguarda per esempio le protesi al seno, che molti credono siano una controindicazione alla mammografia o che addirittura possano causare il tumore al seno. Ciò che è vero è che una mammografia standard potrebbe non permettere un esame adeguato nelle pazienti sottoposte a mastoplastica additiva, pertanto è indicato eseguire questo esame con alcuni accorgimenti radiologici ed eventualmente associarla ad esami aggiuntivi, come la risonanza o l'ecografia mammaria. Per quanto riguarda il rischio aumentato di sviluppare un tumore mammario in presenza di protesi, è falso.  Diverso è il caso di una forma tumorale ematologica, chiamata linfoma anaplastico a grandi cellule, che si sviluppa nei pazienti portatrici di protesi mammarie, ma si tratta di una malattia molto rara e che se prontamente diagnosticata ha un’ottima prognosi. Tuttavia, a causa della rarità della patologia e della scarsità di informazioni in proposito si è diffusa molta disinformazione".

Un altro argomento spesso oggetto di disinformazione è la correlazione tra pillola contraccettiva e il rischio di tumore al seno. Una correlazione non del tutto falsa, ma che va interpreta per poterla tradurre efficacemente in campo clinico, come puntualizzato dalla Professoressa Gasparri: "L'assunzione di contraccettivi ormonali combinati, quindi estrogeni e progestinici, teoricamente si associa ad un aumento del rischio del tumore al seno, ma in maniera davvero limitata. Tale rischio è infatti diotto casi in più ogni 100.000 giovani donne, maggiore per le donne over 35 ma in cui molto raramente viene somministrata una terapia estro-progestinica come contraccezione. La correlazione va dunque valutata caso per caso: in presenza di un basso rischio di base l'incremento assoluto è di scarsa entità, quindi trascurabile, e va controbilanciato con i benefici associati".

L'intervista completa alla Professoressa Maria Luisa Gasparri a "La consulenza" (Rete Uno - RSI) è disponibile al seguente link.