La medicina narrativa: come umanizzare il processo di cura

© Cedric Fauntleroy
© Cedric Fauntleroy

Servizio comunicazione istituzionale

10 aprile 2025

Il dipartimento di chirurgia viscerale dell'Ente Ospedaliero Cantonale (EOC) ha avviato un progetto di medicina narrativa, una pratica che garantisce ai pazienti numerosi benefici, dei quali Marta Fadda, Docente-ricercatrice presso la Facoltà di scienze biomediche dell'Università della Svizzera italiana (USI), ha parlato ai microfoni de "Il giardino di Albert" (Rete Due - RSI).

Il progetto dell'EOC è condotto in collaborazione con le università di Ginevra e Harvard dal 2019, e, come spiegato dalla Dottoressa Marta Fadda, coinvolge i pazienti che si presentano in ospedale per essere sottoposti a un intervento di chirurgia elettiva che richiede almeno tre giorni di ospedalizzazione: "I pazienti sono invitati a scrivere la loro biografia, per condividerla poi con il chirurgo o la chirurga che si occuperà di loro durante l'ospedalizzazione. Dal 2019 sono state raccolte più di cento biografie; il tasso di risposta è altissimo e le storie che le persone condividono sono ricchissime e meravigliose. I pazienti spesso raccontano anche dettagli della loro vita slegati dagli aspetti clinici, aspetti che per un medico potrebbero sembrare non avere valore per le decisioni mediche, ma che in realtà hanno un valore importantissimo perché permettono alle persone di farsi conoscere come individui unici e con la loro storia. Un aspetto che abbiamo trovato interessante nell'analisi di queste storie concerne i dettagli che vengono condivisi dai pazienti: oltre a essere tantissimi, sono anche molto profondi, e, considerando che si tratta di persone che condividono la loro storia con curanti che hanno visto forse una o due volte, questo fa molto riflettere su ciò che i pazienti si aspettano quando entrano in ospedale, un luogo nel quale a ben pensare dobbiamo spogliarci, letteralmente e metaforicamente, di tutto. Dobbiamo infatti lasciare andare i nostri marcatori sociali, i quali indicano chi siamo e che posto occupiamo nella società e nelle nostre comunità. Le storie permettono invece ai pazienti di raccontarsi per ciò che sono, attraverso gli aspetti della loro identità ai quali loro danno valore. Le storie vengono incluse nella cartella clinica dei pazienti e tutte le persone che se ne occuperanno, incluso il personale amministrativo responsabile dell'accoglienza e degli aspetti burocratici, vi hanno accesso".

Quello proposto dalla medicina narrativa non vuole essere un approccio sostitutivo rispetto alla medicina classica, ma piuttosto un metodo che integra agli approcci tradizionali il potere terapeutico delle storie: "Tradizionalmente la medicina opera sul paradigma biomedico, pertanto mette al centro aspetti biologici e di funzionamento del corpo umano; la medicina narrativa si focalizza invece sulla competenza narrativa dei curanti. L'idea è quella di dare degli strumenti, acquisiti grazie ad apposite formazioni, ma anche con il lavoro quotidiano, per acquisire la capacità di riconoscere le storie, di elaborarle, di farle proprie, e poi di modificare il proprio agire sulla base dei racconti che si sono acquisiti. Per farlo sono fondamentali i diari dei pazienti, ma anche l'abitudine di chiedere ai pazienti di raccontarsi e di soffermarsi sulle loro esperienze vissute con la malattia o con la salute in generale può fare la differenza. Non sono necessari degli approcci strutturati, la medicina narrativa può essere integrata nel proprio lavoro di tutti i giorni con i pazienti e con le famiglie".

Ad oggi, purtroppo, la medicina narrativa rimane un ambito ancora troppo poco conosciuto. Da parte sua, l'USI offre per gli studenti della Facoltà di scienze biomediche interessati al tema dei corsi facoltativi, e la Fondazione Sasso Corbaro, attiva nell'ambito delle medical humanities organizza incontri e promuove progetti, ma è necessario implementare lo sforzo in questo ambito, così da poter offrire ai medici di oggi e di domani strumenti adeguati per approcciare i pazienti in modo empatico.

"Il corso di medicina narrativa che ho seguito all'Università di Harvard prevedeva degli incontri settimanali ai quali bisognava andare preparati dopo aver letto degli estratti di romanzi classici, nei quali erano visibili tutti gli elementi tipici di una narrazione: il protagonista, l'ambientazione, il tempo, la catastrofe e il modo in cui la si affronta per giungere alla risoluzione. I risultati per me sono stati incredibili; un corso del genere ti trasforma e ti rende molto più attento alle storie degli altri, io mi sono resa conto di avere una sensibilità maggiore per il vissuto delle altre persone" ha ricordato Marta Fadda.

L'intervista completa a Marta Fadda al "Giardino di Albert" (Rete Due - RSI) è disponibile al seguente link.