Il Ticino della scienza e della tecnologia unisce le forze nella lotta alle malattie aritmiche ereditarie

Servizio comunicazione istituzionale

28 Settembre 2021

Nonostante gli importanti progressi nel campo della prevenzione, della diagnosi e del trattamento delle malattie cardiovascolari, la morte cardiaca improvvisa continua ad essere un problema di rilievo sia nella pratica clinica, sia nella gestione della salute pubblica. Per affrontare il problema e trovare delle soluzioni il Ticino della scienza e della tecnologia d’avanguardia unisce nuovamente le forze e crea un consorzio di ricerca per lo sviluppo del primo sistema digitale personalizzato e su misura per monitorare, identificare e prevenire le malattie aritmiche ereditarie (Inherited Arrhythmogenic Diseases, IAD), nonché per attivare un sistema di geolocalizzazione e allarme qualora si registrasse un disturbo del ritmo pericoloso per la vita del paziente. Il progetto sarà finanziato nell’ambito del programma europeo Eurostars e vedrà coinvolti l’Istituto di tecnologie digitali per cure sanitarie personalizzate (MeDiTech) della SUPSI, l’Istituto Dalle Molle di studi sull’intelligenza artificiale (IDSIA USI-SUPSI), l’Istituto Cardiocentro Ticino (EOC), la Fondazione Ticino Cuore e le società WellD (CH) e L.I.F.E. (IT). 

La morte cardiaca improvvisa rappresenta il 40-50% del totale dei casi di decesso cardiovascolari, e circa la metà di queste morti improvvise si verifica come manifestazione iniziale della malattia coronarica, di malattie genetiche o di altre malattie cardiache strutturali. Il progetto di ricerca avviato in Ticino per affrontare questo problema si chiama CMIPA (Cardio-MIPA Inherited Arrhythmogenic Diseases Monitoring, Identification, Prediction and Alert) e unirà le competenze più avanzate negli ambiti del Bio Signal Processing, intelligenza artificiale, ricerca clinica cardiaca, dispositivi indossabili (wearables) e software design, per lo sviluppo di un prodotto unico al servizio dei medici e dei loro pazienti. Cardio-MIPA avrà un approccio multiparametrico e multisorgente: attraverso la combinazione di dati clinici, genetici e demografici, il dispositivo sarà in grado di adattare algoritmi avanzati di apprendimento ad un soggetto specifico. Il progetto prevede inoltre la riconfigurazione del cosìddetto “computer indossabile” della azienda italiana L.I.F.E. in modo da trovare il corretto posizionamento degli elettrodi per identificare i segnali in grado di diagnosticare queste particolari aritmie. 

Il Prof. Angelo Auricchio del Cardiocentro Ticino e Professore titolare presso la Facoltà di scienze biomediche dell’USI, responsabile della ricerca clinica legata al progetto, spiega che "l’idea nasce dalla necessità clinica di sorvegliare, attraverso una registrazione elettrocardiografica condotta in tempo reale e in maniera continua, pazienti che hanno malattie aritmiche su base genetica per i quali si ravvisa un rischio di aritmie pericolose per la vita. L’elettrocardiogramma a 12 o 16 derivazioni di questi pazienti (oltre che altri parametri fisiologici come temperatura, atti respiratori, attività fisica in corso, etc.) verrà registrato attraverso un dispositivo indossabile sviluppato da L.I.F.E. Italia. Il tracciato elettrocardiografico verrà dunque analizzato in tempo reale attraverso sofisticati algoritmi di intelligenza artificiale che verranno sviluppati presso IDSIA e che saranno integrati in un sistema informatico progettato per interagire con la rete di sorveglianza territoriale gestita dalla Fondazione Ticino Cuore e dalla Federazione Cantonale Ticinese Servizi Ambulanze. Qualora vi fosse un disturbo del ritmo pericoloso per la vita del paziente, questi verrebbe immediatamente geolocalizzato e un allarme attiverebbe la rete di soccorritori laici e la centrale 144".

"Una volta sviluppato – sottolinea Giulio Conte, Professore titolare all’USI e responsabile del servizio malattie rare del Cardiocentro – il sistema potrebbe essere utilizzato ben al di là della sua funzione originale, per esempio nella sorveglianza delle condizioni di salute di persone anziane, che vivono da sole con scarsa mobilità, in zone distanti o isolate. Si tratta cioè di un progetto che si propone per una reale applicazione di telemedicina del territorio e di medicina di prossimità. Credo inoltre che vada colto il valore della rete di collaborazioni che ha reso possibile il progetto: una sinergia tra realtà diverse e complementari del settore pubblico e privato, istituti e aziende che uniscono competenze e si fanno promotori di una iniziativa concreta a vantaggio del paziente e della popolazione ticinese".