Coesione, democrazia, qualità e apertura nell'allocuzione della rettrice Lambertini per il Primo agosto

155f08dda647f52029266921775ec584.jpg
Da sin: il sindaco Samuele Cavadini, Mario Botta, Luisa Lambertini e i municipali Francoise Gehring e Daniele Caverzasio
Da sin: il sindaco Samuele Cavadini, Mario Botta, Luisa Lambertini e i municipali Francoise Gehring e Daniele Caverzasio
7812bfd0ec4a0b6df22ea3bbf392679e.jpg
271598ed148d03c6a7736ff48725fd3d.jpg
a25ccb3280700adc2e62be23c9ec64e2.jpg

Servizio comunicazione istituzionale

2 Agosto 2023

Un “patto” tra mondo accademico e territorio, all’insegna dei valori che caratterizzano la Svizzera e l’università: è quanto ha indicato, portando a esempio lo sviluppo della regione dell’arco lemanico grazie al Politecnico federale di Losanna, la rettrice dell’USI Luisa Lambertini nel discorso tenuto, su invito della Città di Mendrisio, in occasione del Primo agosto, festa nazionale svizzera.

Pubblichiamo di seguito il testo integrale dell’allocuzione della Rettrice Lambertini.

 

Allocuzione Primo agosto 2023

di Luisa Lambertini, Rettrice Università della Svizzera italiana

Onorevole Sindaco Cavadini,
spettabili autorità,
cittadine e cittadini di Mendrisio,
gradite e graditi ospiti,
care amiche e cari amici,

vorrei prima di tutto ringraziare il Municipio di Mendrisio per l’invito. Per me, abituata piuttosto ai palchi accademici, è un onore rivolgermi a voi in occasione dei festeggiamenti del 1º agosto, una celebrazione che ho molto apprezzato negli ultimi vent’anni che ho trascorso a Losanna. Confesso che quest’anno ritrovarmi da questa parte del pulpito, come oratore, mi emoziona. Mi sento anche un po’ imbarazzata nel rivolgermi a una comunità di cui conosco solo qualche frammento di storia e di tradizione, soprattutto legati all’Accademia di architettura dell’USI che ho imparato a conoscere e apprezzare in questi mesi. Quando ho ricevuto l’invito, mi sono quindi chiesta: cosa posso portare io a questa celebrazione?

Vi propongo innanzitutto un momento di riflessione sui valori tipicamente svizzeri che ho imparato ad apprezzare in questi ultimi vent’anni nel Canton Vaud, perché sono proprio questi che mi hanno convinta a fermarmi in questo Paese, dopo una vita da “accademica giramondo” che mi ha portata da Bologna all’Inghilterra e poi negli Stati Uniti – prima a Berkeley, poi a Los Angeles e Boston. Nella mia mente affiorano i ricordi di quando, proprio da Los Angeles, insieme a mio marito Demetri e mia figlia Alexandra, ho deciso di intraprendere una nuova avventura professionale in un Paese che conoscevo poco, la Svizzera – ero venuta a giocare a pallamano a Basilea contro la nazionale Svizzera negli anni 80, ma non avevo visitato altro. Oggi, vent’anni dopo, so di aver fatto la scelta giusta soprattutto perché ho imparato ad amare molto questo Paese, ho capito di condividere i suoi valori di fondo e dal 1º luglio, in qualità di Rettrice dell’Università della Svizzera italiana, mi impegnerò a fondo per avere un impatto positivo sia sull’ateneo, sia sul territorio che lo ospita e lo sostiene.

Ma quali sono quei valori tipicamente svizzeri che ho imparato a conoscere e ad apprezzare in questi anni? Innanzitutto, sottolineo il valore della coesione. Mi ha sempre stupito e affascinato il concetto tedesco di “Willensnation”, quasi intraducibile in italiano, che letteralmente significa "nazione che si basa sulla volontà". La Svizzera, come sapete bene, non si basa su confini naturali, geografici, né tantomeno linguistici o culturali. Se ci basassimo sulle nostre differenze tutto cadrebbe in pezzi. Per qualcuno che come me arriva da un’esperienza internazionale è stupefacente e motivo di ammirazione: in questo Paese si è deciso che è più importante cosa accomuna gli uni agli altri, nonostante in mezzo ci siano addirittura le Alpi e quattro diverse lingue nazionali. A unirci sono la volontà e i forti principi democratici. Personalmente trovo bellissima questa determinazione nello stare insieme, nell’essere coesi e di riconoscersi nell’altro. È qualcosa che mi affascina e che mi ispira anche per ciò che concerne il mio ideale di comunità universitaria, che deve saper restare unita nelle differenze e deve saper valorizzare le diversità per poter perseguire il progresso e gli obiettivi comuni che si pone a favore della società.

Un altro valore tipicamente elvetico, che condivido, è quello di un approccio democratico alle decisioni, in cui la Svizzera è esemplare grazie alla sua democrazia diretta. Imparerete a conoscermi in quanto Rettrice dell’USI: noterete che gerarchie e burocrazia non mi piacciono particolarmente, amo invece ascoltare l’opinione delle persone, per poi decidere con cognizione di causa quale strada intraprendere.

Da economista, ritengo che un processo decisionale condiviso sia semplicemente migliore di uno calato dall’alto. Porta frutti migliori.

Un terzo valore tipicamente svizzero che voglio menzionare è quello della qualità. È appunto questa reputazione di eccellenza a livello internazionale, soprattutto in ambito scientifico, che 20 anni fa ha attratto me e mio marito all’EPFL. Questo approccio caratterizzerà anche il mio lavoro qui in Ticino.

Desidero infatti dare il mio contributo all’Università della Svizzera italiana, e più largamente al territorio che la ospita, nel modo più qualificato possibile. Finora mi sono rimboccata le maniche cercando soprattutto di capire quali sono i punti di forza e quelli più deboli dell’USI, di conoscere i colleghi e il personale amministrativo, e di capire quali sono le sfide del territorio, perché le università devono anche intraprendere quelle attività che sono rilevanti per la regione in cui vivono.

Dai valori che ci accomunano, passiamo agli obiettivi che possiamo darci. Non abbiate paura, non entrerò nei dettagli della pianificazione 2025-2028 dell’USI e delle sue ricadute sul territorio, sulla quale sto peraltro già lavorando. Traccio solo qualche linea guida, che parte dal presupposto che il Ticino fino qualche anno fa aveva un paio di settori trainanti, che oggi hanno subìto un ridimensionamento. È la fine di un’epoca? Io non credo. Come Rettrice mi pongo l’obiettivo, ambizioso, di contribuire alla soluzione trovando nuove vie per il futuro della nostra economia e della nostra società. Dopo le tre Facoltà iniziali del 1996 - Architettura, Comunicazione e Economia – negli ultimi anni sono nati il polo della biomedicina e la Facoltà di scienze informatiche, che hanno creato una serie di attività collegate e di startup, con ricadute su tutta la società e tutti i settori economici.

Siamo anche alla vigilia di nuove rivoluzioni dettate dai sistemi di intelligenza artificiale. Anche in questo settore in Ticino siamo all’avanguardia. L’Istituto Dalle Molle di studi sull’intelligenza artificiale USI-SUPSI, motore della ricerca sull’intelligenza artificiale in Ticino, è un centro d’eccellenza riconosciuto a livello nazionale e internazionale da ben 35 anni.

In Ticino si trova anche il Centro svizzero di calcolo scientifico CSCS. Su questa ottima base, in collaborazione tra università, imprenditori, Cantone e realtà in esso esistenti, dovremo saper identificare i progetti più promettenti ai quali i nostri ricercatori dovranno partecipare e contribuire.

In estrema sintesi, credo che il modo migliore per riuscirci sia di creare condizioni favorevoli affinché chi ha conoscenze e competenze di alto livello - dal Ticino, dal resto della Svizzera e dall’estero – possa metterle in pratica sul nostro territorio.

Termino con un esempio, che conosco molto bene: l’evoluzione del territorio dell’arco lemanico grazie allo sviluppo dell’EPFL. L'arco lemanico, situato nella regione transfrontaliera tra la Svizzera e la Francia, è diventato negli ultimi 20 anni una zona di grande importanza economica e culturale, ma non è stato sempre così. Vedo io stessa la differenza da quando sono arrivata dagli Stati Uniti.

In questa evoluzione hanno giocato un ruolo significativo ricerca e insegnamento, che hanno stimolato lo sviluppo di tecnologie avanzate e l'innovazione nella regione. Gli istituti di ricerca hanno sviluppato stretti legami con l'industria locale e internazionale, collaborando con numerose aziende e istituzioni nella zona. Tutta la regione ha beneficiato dall’arrivo di molti talenti internazionali - tra cui studenti, ricercatori e docenti. L'imprenditorialità innovativa e le start-up sono diventate sempre più numerose creando un ecosistema imprenditoriale vivace, che ha favorito lo sviluppo di idee e tecnologie innovative. Da regione periferica, l’arco lemanico si è trasformato in polo di innovazione. Non è una cosa che si fa dall’oggi al domani, ma non lo nascondo: io desidero un futuro simile per la Svizzera italiana. I primi positivi passi sono stati intrapresi. Le realtà accademiche e di ricerca si sono sempre più affermate internazionalmente e viene anche sempre più riconosciuto il loro ruolo, cruciale, nel plasmare il futuro del territorio. Il governo ticinese adotta misure volte a promuovere l'innovazione e l'imprenditorialità. È notizia di qualche settimana fa che il Governo ticinese per il periodo 2024-2027 ha rinnovato l’impegno finanziario con 60 milioni di franchi a favore dell’innovazione e della politica economica regionale. Le interazioni tra imprese, accademici e investitori si fanno sempre più fruttuose e lo saranno ancora di più grazie al Parco dell’innovazione e ai centri di competenza presenti sul territorio.

Riassumo quanto detto finora in una sorta di “patto” tra mondo accademico e territorio, ossia: se riusciremo a non dimenticare i valori tipicamente svizzeri che ho ricordato prima – la coesione, l’approccio democratico alle scelte e la qualità – e se resteremo aperti al mondo che ci circonda favorendo l’arrivo di imprenditorialità innovativa, allora potremo regalare un futuro positivo a questo territorio e alle generazioni che seguiranno.

Concludo con un ringraziamento particolare alla regione del Mendrisiotto, che ha fin subito creduto alla bontà del progetto universitario. Appena arrivata all’USI mi sono chiesta perché l’Accademia di architettura fosse stata ubicata a Mendrisio e non a Lugano, insieme alle altre Facoltà. Una scelta molto peculiare che ha poi contribuito a definire la crescita multipolare del sistema universitario ticinese, con Bellinzona che si sarebbe aggiunta di lì a poco. Ho trovato risposta in un recente volume di Montorfani e Baranzini che ripercorre la storia dall’ateneo. Cito: “Nel 1993 Mario Botta esaminava nel dettaglio alcune sedi sparse sul territorio cantonale […] Dal punto di vista strettamente logistico la soluzione di Palazzo Turconi non svettava sopra le altre […] Se questa divenne la casa della nuova scuola si dovette a diverse ragioni: dalla vicinanza al confine con l’Italia, alla pronta e generosa disponibilità del Comune di Mendrisio, cui si aggiungevano i valori simbolici ed estetici dell’edificio neoclassico disegnato dall’architetto Fontana.” Botta ha quindi scelto Mendrisio per la sua apertura, la generosità della sua gente, la sua storia e la sua bellezza: caratteristiche che contraddistinguono il Mendrisiotto e che ne fanno la sede ideale per una scuola che in soli 26 anni si è guadagnata un ruolo di primo piano nel panorama internazionale, portando il mondo a Mendrisio – con oltre 800 studentesse e studenti che scelgono di studiare qui ogni anno – e il nome di Mendrisio nel mondo.

Vi ringrazio di cuore per l’attenzione e per la calorosa accoglienza. Buon Primo agosto!